Archivio per la categoria ‘opinsioni’

Risultati immagini per La perfezione del tiroUn cecchino che vive di guerra, che guarda il mondo attraverso il mirino. Spietato ed efficace nella normalità della battaglia. Goffo e incapace quando i mortai tacciono. La madre aggredita dalla demenza senile. La ragazza che si prende cura di lei quando lui è al fronte. Un luogo del Medio Oriente qualunque. Un conflitto qualunque che vale per tutti. Sono questi gli ingredienti di una storia feroce, che ti trascina senza tregua dalle strade crivellate agli scontri corpo a corpo. Dai vicoli polverosi a un balcone che dà su una stanza in penombra, dove una donna dorme e un uomo la guarda. Per farle cosa?

Leggile se: non ti spaventano le storie che pescano a fondo nell’orrore. Se ti piace uno stile asciutto e senza fronzoli. Se vuoi meravigliarti per la coesistenza degli opposti.

Non leggerlo se: per te il bene è il bene, e il male è il male. Se non vuoi ansimare aspettando l’inevitabile. Se non vuoi rischiare di identificarti con le pulsioni di un assassino, o che un uomo che nella vita normale disprezzeresti finisca, in qualche modo, per piacerti.

Il personaggio venuto meglio: Myrna, la ragazza che all’improvviso entra nella “linea di tiro” del protagonista. Un misto di innocenza e sensualità.

A un certo punto Enard scrive: “Quando imbracci il fucile, il metallo contro la guancia è gelido. E senti l’odore del grasso e della polvere da sparo fredda mescolarsi con quello del mattino nascente. E’ stato in quel periodo che ho fatto i tiri più difficili e belli, un volta un ragazzo a circa millecinquecento metri, quasi invisibile, non più grande di una formica nel mirino, sono sicuro di averlo colpito anche se l’ho visto a malapena cadere. Un record. Sono convinto che dall’altra parte, laggiù, avevano tutti paura di me e mi avevano dato un soprannome che pronunciavano sottovoce, per scaramanzia, per paura che li sentissi.

La crudeltà implacabile dopo un po’ ti sembrerà un mestiere come un altro.

* letto nella traduzione di Yasmina Melaouah, Edizioni e/o

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Risultati immagini per Nei suoi occhi verdiGli ultimi sussulti della guerra. Un bordello da campo. Nazisti e prostitute. Una di loro è ebrea, ha quindici anni ma si è fatta passare per un’ariana diciottenne. E’ sfuggita con un trucco alla fine certa che l’aspettava ad Aushwitz. Ma quella dove è finita è la padella o la brace? Sopportare i corpi del nemico che ti entrano dentro pur di sopravvivere è legittimo? O è solo una forma diversa di collaborazionismo?

Leggilo se: ti piacciono i romanzi dilatati e speculativi. Quelli in cui il ribaltarsi continuo delle opinioni, i travagli interiori, una certa intromissione della voce dell’autore prendono il sopravvento sulla storia. Se non ti interessa cosa succede, ma come, nei dettagli. Spesso ripetuti per sottolineare quello che l’autore vuole lasciarti dentro.

Non leggerlo se: non ti piacciono le metafore che si accavallano e qui e lì ti confondono. Se non hai voglia di ricostruire da solo il tempo della storia. L’autore salta dal presente al passato, al trapassato, alle retrostorie dei personaggi senza avvisarti, forse proprio nell’intento di frammentare.

Il personaggio venuto meglio: il rabbino Gideon Shapiro. I dubbi e i tentennamenti che lo agitano, riflettendo e rinforzando quelli della protagonista. La sua lieve attrazione repressa, appena suggerita.

Lustig era ebreo, nei campi di concentramento c’era stato. Aveva tastato con mano il putridume umano che la storia produce di tanto in tanto. Poi, a guerra conclusa, si arruolò nell’Haganah, uno dei corpi paramilitari ebraici responsabili della pulizia etnica in Palestina. Un vero mistero.

O forse no. Nel romanzo il narratorre, alter ego dell’autore, a un certo punto dice “al prossimo giro, una volta tanto voglio stare dalla parte di chi uccide per non essere ucciso. Non è bello? No. Non è quello che avrei voluto. In me c’è ancora la speranza che sia possibile vivere altrimenti, che non scegliendo di uccidere o di farsi uccidere. Ma per ora purtroppo un mondo diverso non esiste.”

letto nella traduzione di Letizia Kostner, Keller Editore