Scoop

Pubblicato: 4 aprile 2016 in Narrabit originali, Uncategorized
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Scoop

Il vecchio era seduto sulla sua poltrona preferita. Accarezzava il pelo morbido del siamese e, sul vassoio, la teiera fumava. Non c’era niente di meglio in una serata piovosa. Il telegiornale diceva di una guerra ai confini, di un attentato in città, di un omicidio-suicidio nel quartiere e di una rapina nella strada accanto. Niente di insolito. Poi il mezzobusto annunciò la pubblicità.

Era giorno e non pioveva nella pubblicità. Un papà in completo scuro sedeva a un tavolo bianco in una cucina luminosa. Accanto aveva suo figlio, biondo come lui, con i piedi che dondolavano a mezz’aria e un raggio di sole che gli sfiorava i capelli. Al centro della tovaglia, una confezione gigante di cereali. La mamma, bionda anche lei, entrava da sinistra, prendeva la scatola e sorrideva. Sorrideva il bambino e sorrideva il padre. Sorridevano tutti mentre lei gli riempiva la tazza di fiocchi di mais. Alla terza cucchiaiata lo schermo sfumava sul nero e appariva la marca.

Ma che fine faceva quella famiglia?, si chiedeva il vecchio ogni volta. Gli piaceva pensare che dopo il buio e il jingle il mondo della pubblicità non finisse inghiottito dal nulla. Immaginava la donna dei fiocchi di mais con un abito elegante che salutava i suoi e si chiudeva la porta alle spalle. Andava al lavoro e quel giorno pioveva.

Lei odiava la pioggia. Ma aveva un’opportunità irripetibile. Il direttore le aveva affidato una troupe, assicurandole la sua prima apparizione al TG di quella sera. Gli doveva procurare uno scoop, però. Un pezzo forte di vita vera. Altrimenti avrebbe continuato a fare news in sovraimpressione per il resto della vita. Una notizia da audience alle stelle con protagonisti in cui gli spettatori si identificassero. Erano state quelle le sue parole.

Facile a dirsi, rifletté la giornalista. Le agenzie non riportavano niente di sensazionale quel giorno. Saltò sul camioncino con l’operatore e il tecnico luci e iniziarono a vagare per la città. Fu uno dei suoi collaboratori ad avere l’idea del quartiere dove viveva suo cugino. Diceva che fra quelle casette c’erano più notizie che sacchetti dell’immondizia abbandonati.

Una volta sul posto, decisero di procedere a piedi.

Via Azzurri 3. Primo piano su uomo dal viso inespressivo. Totale di lui che batte pugni sul tavolo. Moglie seduta difronte con occhi bassi. L’uomo agita foglio della banca. Lo getta a terra. Particolare marchio BNL. Totale di lui che ne agita un altro. Poi un altro. Poi un altro. Moglie non reagisce. Lui estrae pistola e le spara in testa. Se la infila in bocca e spara di nuovo. Particolare di schizzo di sangue che cola su muro. Voice over.

L’hanno già mandato ieri un servizio così, pensò la giornalista.

Quando, però, si affacciarono alla finestra della casetta due traverse più in là, la scena li incuriosì.

Via Verdi 16. Primo piano su donna di colore. Molto bella. Legge. Sorseggia da tazza di tè. Particolare labbra umide che lasciano bordo bicchiere. Totale di lei che chiude libro e pensa. Un’ombra compare alle sue spalle. La afferra per i capelli. Bicchiere cade a terra. L’uomo le cinge la vita e le stringe il collo. Le dice qualcosa all’orecchio. Particolare di viso di lei terrorizzata. Totale uomo che la sdraia, pancia sotto, su tavolo al centro stanza. Le strappa le mutande. L’uomo cala calzoni. Al primo affondo donna spalanca bocca. Grida. Al secondo, piange e chiede aiuto. Primo piano di lei. Poi torna a totale. Ad ogni colpo, tavolo slitta in avanti. Uomo, calzoni alle caviglie, segue tavolo a saltelli. Voice over.

“Il direttore ci licenzia se gli portiamo questo schifo”, borbottò la giornalista accucciata sotto il davanzale di Via Vitti. L’operatore annuì. Il tecnico luci sollevò le spalle.

Via Bianchi 48. Gruppo di amici festeggia compleanno. Quarant’anni. Particolare torta. Suonano alla porta. Primo piano padrone di casa che aggrotta sopracciglia. Totale casa. Ragazzo biondo va ad aprire. Consegnano scatolone gigante. In due lo trascinano nel salone. Un altro paga corriere e li raggiunge. Tutti sorridono. Conto alla rovescia poi coperchio scatolone esplode ed esce pin-up seminuda. Ammicca al festeggiato. Ora sorride anche lui. Lei si china e mostra perizoma. Particolare. Torna dritta e in mano ha qualcosa. Un fucile. Totale della casa. Dallo scatolone escono altri due compari armati. Particolare labbra rosse di lei. Dicono mani in alto questa è una rapina. Voice over.

“Dove sarebbero le notizie di cui parlavi?” La giornalista era su tutte le furie. Il tecnico luci si guardava la punta delle scarpe. Proseguirono per un’ora ma la solfa era sempre la stessa. Un omicidio qui, un suicidio lì. Una rapina, uno stupro, la crisi, il degrado. La stessa pappa trita e ritrita. Poltiglia stantia da canale a tre cifre. Non solo. Continuava a piovere.

Poi, sul far della sera, scorsero una striscia di luce soffusa fra le tende di una casetta lontana. Trotterellarono sull’asfalto bagnato e attraversarono il prato all’inglese in punta di piedi. La giornalista sentì finalmente aria di scoop.

Via Rossi 1. Totale del salone. Vecchio seduto su poltrona. Accarezza pelo di gatto siamese. Sul vassoio teiera che fuma. Alla televisione, TG della sera.

commenti
  1. Silvio ha detto:

    la prima immagine che mi viene in mente, la prima impressione, sono i magnifici telefilm della serie televisiva “ai confini della realtà”, che erano non sempre fantascienza, spesso erano semplicemente “surreali”; primi anni 60, TV in bianco e nero, e tanta attesa di vedere l’episodio successivo; duravano poco, forse trenta minuti, ma erano di grande suggestione, come questo scritto di Mario.

    Ad maiora Tengri!!!

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