Nei narrabit precedenti … Secondo Enzo, Massimo, il migrante senzatetto che stanno tenendo d’occhio da giorni, non la racconta giusta. Qualcosa non lo convince. La collega sul campo ha ragione ad essere perplessa.

Sandro, la recluta, è stufo di seguire una pista fasulla, che fa acqua dappertutto. Il sospettato non sembra nemmeno rispettare le prescrizioni del Ramdan. Come immaginare che si tratti di un elemento chiave di Santo Sepolcro, il sedicente piano islamico per prendere la città simbolo dell’occidente cristiano?

Nel frattempo Mara va a trovare Massimo sotto al portico e inizia a raccogliere la sua storia. Ambra, un po’ controvoglia, la accompagna. Scoprono quasi subito che Massimo non è arabo, ma persiano. E che il suo passato rocambolesco è un po’ diverso da ciò che entrambe si aspettavano.

Quando la sera uscite insieme, non indossi forse qualcosa per lui? Qualcosa che lascia intravedere una parte ma ne nasconde un’altra? Non è forse nel coprire che si svolge l’intero gioco millenario della seduzione? La meraviglia della rivelazione presuppone che ci sia qualcosa di celato. E’ l’immaginazione che crea il desiderio, non la nudità – Le sopracciglia folte di Massimo si toccano quasi l’una con l’altra. Il suo sguardo le attraversa diventando una breccia di sole estivo nella frescura dell’ombra.

Ambra si guarda le gambe, cosparse di pelle d’oca fino a metà della coscia ma sente il calore avvolgerle le braccia, scivolarle sulle spalle fin dentro la scollatura. Si alza infastidita – E’ ora che vada, sennò si fa tardi. I 10 minuti sono passati da un pezzo – Lara cerca di obiettare qualcosa. Poi si rende conto che, probabilmente, è meglio così.

Per la cronaca, – aggiunge Ambra rivolgendosi a Massimo – quello non è il mio ragazzo. E’ solo uno dei tanti, o delle tante. Da queste parti per un po’ di piacere della carne ci facciamo molti meno problemi.

Sulle labbra di Lara compare l’ombra di un sorriso amaro.

Episodio 1

Episodio 2

*****

il tredicesimo giorno narrabit (5)Lesbica – Enzo guarda il collega con la faccia di chi ha morso la polpa marcia sotto la buccia tesa e intatta – Era quello l’elemento della Parabola con cui non ero compatibile – Sandro si alita sulle mani per scaldarle. Maledette case disabitate. Sullo schermo del tablet lo streaming della telecamera nascosta sotto il porticato prosegue. Da più di un’ora Gaia e la sua coinquilina conversano con il senza tetto che gli arabi intercettati chiamano Mani. Senza cognome o con uno diverso ogni volta. Massimo per gli italiani – Ma non proprio lesbica.

Peggio – dice Enzo. Un altoparlante della cuffia premuto contro l’orecchio, l’altro che oscilla a ogni parola – Una di quelle cose bisessuali. Che schifo la vostra generazione.

Non proprio. Ma penso ci stia ripensando.

Ti piacerebbe.

Francamente non lo so – Sandro tira fuori dallo zaino un termos e si versa del caffè caldo in un bicchiere di carta. Lo offre a Enzo che lo rifiuta schifato.

Quella brodaglia americana ve la bevete tu e tutte le reclute come te – commenta il collega – nemmeno l’espresso siete riusciti salvare da quest’invasione.

Il telefono di servizio lampeggia di nuovo. Messaggio in entrata. Gaia. Sandro fa per leggere poi lo porge a Enzo – Che ti ho detto? Dimmi se è normale. Leggi che scrive.

MO in continua evoluzione – MO. “Modus operandi”, traduce Enzo per sé stesso – Su Twitter la storia dell’SI – “Soggetto Ignoto”. Che poi in realtà ignoto non è, ma così fa più fico – ha già 200 follower. E se fosse solo linguaggio in codice? Se gli stessimo permettendo di attivare le celle dormienti? Continua a far finta di non essere arabo, ma che mente si vede lontano un miglio. Tenete i NOCS in codice rosso. A parte il linguaggio colorito non mi sembra ci sia niente di cui preoccuparsi.

Per un attimo Sandro si permette di distogliere gli occhi dal tablet. Non può averlo detto sul serio. Eppure sul viso di Enzo non c’è traccia di ironia. Sandro si stringe la base del naso e torna allo streaming – Sarà che sono prevenuto. Sarà che la vostra fissazione sui migranti non mi convince.

Vostra?

Sì. Su questo tu e Masi siete sulla stessa lunghezza d’onda – Di nuovo quell’accostamento. I denti di Enzo si serrano. La recluta gioca col fuoco.

E cosa sarebbe che non ti convince?

L’11 settembre a New York i terroristi venivano da fuori. Alcuni di loro avevano solo trascorso periodi di addestramento sul suolo americano. Il 7 luglio del 2005, a Londra, erano cittadini integrati, la seconda generazione – Sandro sorseggia il caffè – Sono passati altri 10 anni da allora e oggi la minaccia è ancora più sepolta fra le pieghe delle nostre comunità. Soprattutto quelle piccole e decentrate. Sono lupi solitari affamati, italiani che non riconosciamo e che cercano altrove un’identità. E’ inutile continuare a perquisire i disperati che riescono a sopravvivere all’odissea nel canale di Sicilia. Non abbiamo le forze.

E con la moschea come la metti? Sai quanti ne abbiamo arrestati senza documenti né permesso di soggiorno?

Che fai mi prendi per il culo? – Qualcosa nell’inquadratura attira l’attenzione di Sandro. Il sospettato scoperchia il contenitore di plastica, raccoglie una prima forchettata di pasta e inizia a masticare compiaciuto. Lo stomaco di Sandro rantola sommessamente. La pizza è ormai un lontano ricordo – Pensi che non sappia che la maggior parte dei clandestini nemmeno sapeva perché si fosse scatenato quel putiferio? Davvero sei convinto che una settimana prima i mandanti fossero sul barcone forato che la Guardia Costiera ha recuperato a largo di Lampedusa? No, perché è da lì che venivano i 23 senza documenti!

E i due di Ravenna allora?

Chi Hassam e Kahled? – il ragazzino è più informato di quanto Enzo si aspettasse – O meglio Enzo – Sandro alza un sopracciglio – e Carlo? Figli di immigrati ormai regolari da 10 anni, in attesa della cittadinanza.

Ma le hai viste le foto inviate ai giornali dalla Siria? – Enzo tossisce nel pugno – Due kebabbari in piena regola. Le barbe, lo sguardo rabbioso. C’era tutto.

E la cosa non ti meraviglia nemmeno un po’? Ragazzi normali che marinano la scuola e vanno in città a fare le vasche. Hanno telefonino e i-pad ma sognano il velo e un’ideologia forte per cui combattere. A un certo punto lasciano l’ultima dichiarazione ai posteri e partono. Finiscono in Siria e gli uomini del Califfato gli ritirano il passaporto. Poi, dopo due giorni di interrogatori, inizia l’addestramento. Sveglie a colpi di mitra, colazioni frugali a base di datteri e giù nel campo per l’allenamento fisico. Combattimenti, nuoto nell’Eufrate, stretching e percorsi di guerra. Poi corsi di dottrina politica e religiosa fino a sera. Un cena da combattenti e di nuovo a nanna fino alla prossima raffica di proiettili che annuncia il nuovo giorno. Tutti, indistintamente, raccontano la stessa storia – Sandro si lascia andare sullo schienale e aggiunge – Certo che se non ti meravigliano nemmeno i messaggi di quella squilibrata …

Cosa dovrebbe meravigliarmi?

Che ci sia sempre tutto. L’elenco completo. Il cliché in ogni suo minimo dettaglio – Sandro accavalla le gambe e il suo tono si fa di sfida – Prima mi hai fatto osservare il sospettato e mi hai chiesto cosa vedevo, cosa c’era. E io t’ho risposto che non vedevo nulla di strano. Che mi sembrava tutto normale. A quel punto mi hai detto di focalizzare su quello che mancava. Ecco, perché non provate a fare la stessa cosa di tanto in tanto? Non vi sembra strano che ogni volta che ci arrivano immagini dallo Stato Islamico, dei foreign fighter come delle esecuzioni, sia sempre tutto un po’ toppo perfetto?

No, ti prego – Enzo riposiziona la cuffia e pesca nel pacchetto l’ultima Marlboro. La guarda con anticipazione. La annusa, poi la guarda ancora ma stavolta con ansia. La mano accenna un tremore. Non ne ha altre e chissà quando riuscirà a uscire per ricomprarne. Stringe i denti a se la infila dietro l’orecchio insieme a una ciocca argentea – Queste cazzate complottistiche lasciale ai blogger di terza categoria. Fanno già abbastanza casino loro. Cristo santo siete poliziotti, mica normali civili!

Mi dai del voi?

Tranquillo, sei in buona compagnia. Non penserai mica di essere l’unica recluta senza palle della Centrale? La cosa che non capisco è perché vi mettano tutti nelle unità antiterrorismo.

Chissà. Magari perché abbiamo una laurea, parliamo 3 lingue, qualcuno anche l’arabo, e abbiamo vissuto nei paesi da cui questa gente proviene. Magari.

Enzo scatta in piedi, lascia cadere la cuffia sul tavolino e con un gesto secco si accende la sigaretta – Sai che ti dico? Mi hai convinto. E’ arrivato il momento di rimettere le cose nella giusta direzione. E’ ora di chiamare la “collega”. Fino a prova contraria sono io il superiore. Se non altro per anzianità di sevizio – afferra il telefono e compone il numero di Gaia.

“Mi hai convinto”, ovviamente, ha ogni sillaba cosparsa di ironia. La prima frase di Enzo è sufficiente perché Sandro ne abbia certezza.

****

il tredicesimo giorno narrabit (3)All’incrocio prima della salita Ambra ha smesso di correre. Non vuole arrivare con il fiato corto. In una mano stringe il volantino che distribuiscono all’ingresso della scuola coranica. Dall’ascella opposta sente una goccia di sudore scivolare giù per il braccio, disegnare una linea retta fino al gomito e saltare nel vuoto. 6 km per stasera dovranno bastare. Nella testa le ronzano ancora le parole del barbone. Non riesco a capire cosa abbiate voi italiani contro il velo. A lei il niqab piaceva. Non è ciò che fai anche tu per il tuo ragazzo? Non è forse nel coprire che si svolge l’intero gioco millenario della seduzione? E’ l’immaginazione che crea il desiderio, non la nudità. Un brivido le attraversa la schiena scoperta e ancora umida. Dal cinese all’angolo ha comprato un asciugamano e se lo scivola sulle spalle. Già sa che lo butterà senza nemmeno lavarlo, ma non voleva essere costretta a salire fino a casa. Prima deve rimettere il barbone al suo posto. Deve ricacciargli in bocca quelle frasi posticce e sbattergli in faccia i fatti. La cruda realtà.

Con una sola falcata scavalca i due gradini di accesso al porticato. Lara la vede arrivare con la coda dell’occhio e il cuore le salta un battito. E’ la fine. Le rovinerà tutto. Ore di impegno che stanno per finire nella pattumiera.

E’ questo il fantastico mondo in cui volete farci vivere? – con un gesto secco Ambra srotola il volantino e un angolo cede al profilo tagliente della sua manicure. Lo sbatte sulle gambe incrociate di Massimo e stringe la mascella in attesa di una risposta. Sul foglio di carta patinata una donna coperta dal burka alza un pugno in segno di sfida. La sua posa galleggia al centro di un cerchio di slogan. Lingue diverse, ma il concetto è lo stesso. “L’Occidente è il vero velo davanti ai nostri occhi”. La firma è inequivocabile. Le muhiarat di Siria. Le spose pellegrine.

L’uovo di marmo è immobile nel palmo di Lara. Massimo lo raccoglie con delicatezza e lascia che riprenda a roteare fra le sue dita – Quello è il mondo in cui vogliono vivere gli estremisti sunniti del Califfato – poi, quasi sussurrando Massimo aggiunge – Io non sono nemmeno musulmano.

Non me la dai a bere – ribatte Ambra. Ma il tono di sfida della sua voce è passato sullo sfondo. Lo sguardo senza fondo di Massimo la risucchia per poi sputarla via come uno scarto. Ambra vacilla. Lara si alza, l’abbraccia e l’aiuta a sedersi nella nicchia – Non me la dai a bere – ripete lei sottovoce lasciandosi guidare.

Massimo mi stava appunto spiegando cosa significano le candele e il resto dei suoi oggetti – aggiunge l’amica.

Mia madre era mazdea, devota della più antica religione persiana. Mio padre, un fabbro ateo e anarchico – Massimo deposita l’uovo di marmo accanto ai germogli secchi – Le mie braccia sono state formate dall’incudine e dal martello. La mia mente dalle parole del profeta Zarathustra. 12 giorni fa, al solstizio di primavera, era il nostro capodanno. E’ così che lo festeggiamo – divarica le braccia con i palmi rivolti verso l’alto, a comprendere i petali a terra, la ciotola con la foglia a galla, i germogli e il circolo di candele – Prima facciamo pulizia, rimoviamo dalla nostra casa le scorie dell’anno precedente e la decoriamo con fiori freschi. Poi chiediamo al fuoco di raccogliere il giallo della nostra debolezza e di donarci il rosso della forza e della vitalità – non è per caso che la camicia e il capello sono del colore del sangue – Nel frattempo prepariamo l’Haft Sin. 7 pietanze che iniziano per “s” e che mangiamo con estrema lentezza, pregando i 7 arcangeli di vegliare sui nostri passi per i mesi a venire. I germogli sono gli unici che conserviamo lasciandoli essiccare accanto alla ciotola della vita – solleva il contenitore – Vita che è trasparente e liquida come l’acqua ma effimera e caduca come una foglia.

E l’uovo? – chiede Lara riemergendo rapidamente dall’ultimo tweet.

Un dono di mia madre, che la sua famiglia si tramanda da generazioni. Custodiscilo come la gallina fa con il suo prima che si schiuda, si raccomandava sempre – Massimo solleva l’oggetto alla luce dei lampioni e uno sbuffo di luce attraversa la V scarlatta – L’uovo è la culla della vita. Duro come il marmo di cui è fatto, delicato come gli smalti che lo decorano.

Mario da Roma dice che la tua è una storia talmente incredibile che sembra un film – Lara sintetizza i tweet salienti – Lucia da Bergamo vuole che ti trasferisci al nord. Ti ospiterebbe lei. Uno come te, sottolinea, non merita di vivere per strada. Insomma anche il vostro Capodanno finisce con un’indigestione, scrive Sergio di Ravenna.

Massimo si alza, si sporge oltre il porticato e osserva il cielo – Il Nawruz, la nostra festa di fine anno, si conclude quando i custodi spengono il fuoco poco dopo la mezzanotte – con le dita umide stringe, uno ad uno, gli stoppini delle candele. Ambra controlla l’ora. La lancetta digitale è appena 4 scatti oltre la verticale – Durante il tredicesimo giorno ci si scusa con gli amici e si fa pace con i nemici – Massimo raccoglie l’uovo di marmo e lo porge ad Ambra sul palmo aperto – E’ tuo se lo vuoi.

Ambra irrigidisce i fianchi e aggrotta le sopracciglia. Scivola indietro nella nicchia per riportare l’oggetto fuori dalla sua sfera intima – A me? Perché proprio a me? – con il mento accenna all’amica.

Lei ha la sua storia – dice Massimo.

Con un finale un po’ triste – Lara si stringe fra le spalle – Certo, tragico sarebbe meglio. Ma non si può mica avere tutto – sottolinea con un ghigno ironico.

Ma non hai niente di cui scusarti – dice Ambra.

Infatti non siamo amici – Massimo non usa mezzi termini.

Appunto. Io e te non ci conosciamo. Quindi non siamo nemmeno nemici.

Ma potremmo esserlo – le sorride da dietro la barba folta e aggiunge – inoltre per me oggi è veramente un nuovo giorno e ho bisogno del favore degli astri. La tradizione vuole così. Bisogna donare qualcosa di prezioso se si vuole che il cammino sia prospero e felice.

Ambra tiene l’uovo fra le dita come fosse di cristallo e si meraviglia della sua pesantezza – Grazie – sussurra.

Grazie è la prima parola italiana che Massimo ha imparato. Grazie è qualcosa che nessuno gli dice da tempo. Grazie è una parola potente che sancisce un debito. E chi è in debito prima o poi è costretto a saldare. In un modo o nell’altro.

Lara osserva soddisfatta lo scatto dello scambio. I suoi follower andranno in visibilio.

*****

Stand by. Per ora sospendete il red code per i NOCS. Potremmo aver preso un granchio. Ho nuovi elementi da sottoporre agli esperi di Medio Oriente. Il messaggio di Gaia fa capolino nella chat criptata.

Sandro getta il cellulare sul tavolino. La torre di mozziconi viene scossa dall’onda sismica che attraversa la plastica ed Enzo fa appena in tempo a evitare che crolli sul pavimento – E noi nel frattempo cosa dovremmo fare? – dice Sandro – Aspettare che ci venga la muffa sulle chiappe? – Si alza, si annoda la sciarpa sul collo e chiude la giacca – Io me ne vado. Ne ho piene le palle delle sue oscillazioni. Un granchio? Cristo santo sono settimane che lo dico – Afferra da terra lo zaino e se lo calza sulle spalla.

Calmo ragazzino – bofonchia Enzo. Le parole avvolte da una nebbia acre – Fino a prova contraria Masi ha messo lei a capo di questa operazione.

Non è un mio problema se Masi – si piega in avanti e con le mani copre i microfoni di entrambe le ricetrasmittenti – ragiona con l’inguine – aggiunge.

A vedere come ti fa agitare, direi che sei un esperto in materia.

*****

Imprecare non è mai stato il suo forte. Eppure le varianti che le vengono in mente sfidano perfino la creatività dei toscani – Non c’è un solo passaggio autentico – Lara salta a caso fra le finestre che affollano il desktop. Ambra, in piedi alle sue spalle, cerca di decifrare la rabbia dell’amica – Ha raccolto pezzi un po’ ovunque. Guarda qui. Un vecchio articolo di Famiglia Cristiana sulle attività della sede in Turchia, il blog di una famiglia di Smirne che insegna geografia ai migranti, i racconti di un emigrato iraniano negli USA e così via.

Di che parli? – le chiede l’amica sovrappensiero.

Frottole. Ecco di che parlo. Ho controllato, e quella che mi ha raccontato non è la sua storia ma un collage ricavato dalla Rete – Lara si lascia andare sullo schienale e la sedia cigola. Si morde l’interno della guancia – Massimo, o qualunque sia il suo vero nome, mi ha preso in giro. Mi ha fatto fare una figura di merda su Twitter e, dopo ore per trascrivere, correggere, sintetizzare, per il blog non ho niente. Un buco nell’acqua totale – si volta verso Ambra – L’unica cosa che non riesco a capire è perché. Perché mettere su una storia così elaborata? Non solo. Quel figlio di un’iraniana si è anche dileguato.

Che intendi?

Mentre ancora dormivi sono scesa per dirgliene 4 ma non era più lì. Sgombrato tutto. Materasso, ritratti, candele. Evaporato. Perché quindi mentire? Non capisco.

Per un istante il viso di Ambra perde i colori – Già. Perché? – sussurra mentre si affretta a pescare il cellulare dalla tasca dei jeans. Si rende conto che le mani tremano vistosamente e si gira di fianco per non insospettire Lara. Apre la finestra della chat criptata e inizia a digitare. Sospettato di nuovo a piede libero. Perché non sono stata avvisata? Ci sono anomalie sulle registrazioni? Ma Enzo e Sandro non rispondono. Il cuore inizia ad accelerare e nelle orecchie sente l’eco delle ultime parole di Massimo. Per me oggi è veramente un nuovo giorno. Non siamo nemici ma potremmo esserlo. Cos’altro potevano essere quelli se non messaggi di sfida? Se non le parole di un terrorista arrogante pronto a colpire? Operazione Santo Sepolcro. Prendere Roma mettendo insieme le cellule jihadiste dormienti. Mesi di preparazione, poi un segnale per passare all’azione. Ed è stata lei a mettere tutto in stand by.

Con la fronte appoggiata nel palmo, Lara è di nuovo con gli occhi sullo schermo alla ricerca di una spiegazione. Ambra ne approfitta per comporre il numero della Centrale e sgattaiolare nel corridoio.

Perfino la messinscena del Nawruz è perfetta – Lara segue con l’indice il capitolo di Wikipedia – La foglia a galla nell’acqua, le candele, L’Haft Sin e le 7 pietanze – Si sofferma sul numero. Accanto, fra parentesi, c’è il numerale persiano. Una V maiuscola, o almeno è ciò che sembra ai suoi occhi. La stessa V scarlatta dipinta sull’uovo di marmo – L ’uovo – sussurra e si guarda intorno per cercarlo. Ambra l’ha poggiato poco più in là su una pila di fogli stampati. Lara lo afferra e lo fa ruotare. Di dito in dito opponendo il pollice, come le ha insegnato Massimo – Ecco cosa vuol dire. E io che pensavo che fosse la V di “vittoria”. Che fosse un augurio per la vita – Si volta convinta di avere Ambra ancora alle spalle e la vede tornare indietro dal corridoio. Il viso scuro. La mascella delusa del cane a cui hanno tolto l’osso.

Il figlio di puttana si è suicidato – le dice con il tono asettico che userebbe un medico legale. Un tono che Lara non riconosce – Un maledetto depresso. Un anziano derelitto. Ecco chi era il tuo barbone.

Suicidato? E tu che ne sai? Chi era al telefono? – ha ancora in mano l’uovo, sollevato all’altezza degli occhi.

Guarda – Ambra si impossessa del mouse e digita un URL alla velocità della luce – E’ sulle agenzie e sta già rimbalzando sui social network. Per fortuna la propagazione è ancora lenta.

Migrante suicida. L’ennesima vittima dell’esodo. Il titolo di ADNKronos forza la realtà nelle griglie della cronaca che deve farsi leggere. Per Lara è chiaro fin dalle prime frasi. Massimo non è un migrante e non si fa accenno al fatto che fosse in Italia ormai da 30 anni. Mani Shakib, si legge più avanti, stando ai documenti ritrovati in tasca al cadavere, era nato a Teheran nel 1966. Non si sa altro dell’uomo ritrovato stamattina sulle sponde del Tevere poco a valle di Ponte Milvio. Né il perché della sua fuga, né tantomeno cosa facesse nel nostro paese. Resterebbero oscure anche le cause della sua morte se non fosse per un biglietto ritrovato nella custodia di plastica del suo passaporto. “Me ne vado volontariamente – scrive Mani – perdonato dagli amici e in pace con i nemici. All’alba di un nuovo anno, all’inizio di un altro ciclo. Oggi per me è veramente un nuovo giorno, ideale per intraprendere un cammino prospero e felice”. Con Mani il conto delle vittime dell’esodo di massa dal Maghreb sale a 345. Quando terminerà la carneficina? Come per tutti gli altri deceduti, l’Associazione Nessuno è Innocente ha consegnato un effetto personale allo scultore Tori Alter. L’artista l’ha aggiunto a “Ignominia” la sua istallazione in continuo divenire. “Il più commovente dei 345 oggetti che compongono la mia opera – ha commentato Alter – Germogli essiccati, accuratamente conservati nella plastica. Un simbolo pregnante che ricorda la carrozzina della Corazzata Potemkin e la slitta di Quarto Potere.”

Per questo Enzo e Sandro non rispondevano. Mani aveva lasciato il porticato durante la notte senza prendere niente con sé. I due l’avevano considerato un allontanamento temporaneo come altri. Un’ora più tardi, però, non era ancora tornato e avevano dato l’allarme. La Direzione Generale aveva mobiliato tutte le forze a disposizione, coinvolgendo anche loro nelle ricerche. Nel frattempo un’intera squadra era stata inviata a ripulire il porticato prima del sorgere del sole. Il Direttore era stato categorico. Ogni oggetto andava considerato una potenziale prova di reato. Il tutto, poi, si era sgonfiato un’ora prima della telefonata di Gaia, al ritrovamento del cadavere. Masi era furioso. Settimane di energie e risorse sprecate per cercare di far germogliare un ramo secco erano qualcosa che né i suoi superiori né i contribuenti avrebbero mai digerito. Il ghigno di Sandro lampeggiava “te l’avevo detto” come un’insegna da disco-bar di provincia. Solo Enzo aveva impacchettato i suoi microfoni controvoglia. L’unico kebabbaro buono, secondo la sua filosofia, era quello dietro le sbarre. Morti non servivano a niente.

Non so se fosse credente sul serio ma il Nawruz persiano lo conosceva bene – Lara indica il titolo dell’ultimo paragrafo alla coinquilina che è convinta si chiami Ambra, sia sua amica e lavori per una multinazionale che fa consulenza di gestione – Il Seezdah Bedar, parole che in iraniano significano ”13” e ”fuori”, è la festa di conclusione del capodanno. All’alba del tredicesimo giorno i semi germogliati che erano sulla tavola per l’Haft Sin devono essere gettati in un corso d’acqua per propiziare la futura fertilità ed esorcizzare i demoni. Durante il Nawruz, infatti, le piantine hanno raccolto tutto il male del vecchio anno intrappolandolo attraverso l’essiccazione. Quale giorno migliore per decidere di incamminarsi verso l’aldilà?

Ambra raccoglie l’uovo di marmo dalla scrivania, lo appoggia sul palmo e prova a farlo ruotare fra le dita alla maniera di Mani, ma non ci riesce. Mentre osserva la V rosso sangue sparire e ricomparire pensa a domani. Alle urla di Masi. Alla ratifica del suo fallimento. Alla fine della Parabola che non ha insegnamenti da offrire. Al ritorno alla vita di Gaia Codi, una donna che, di copertura in copertura, si fa sempre più evanescente – Dai, su. Pensa positivo – dice a Lara esortandola – Anche se la storia di Mani Shakib non è proprio quella che ti ha raccontato è comunque una vicenda avvincente. Secondo me sul blog regge.

Guarda l’amica nel profondo nocciola dei suoi occhi e si accorge che ciò che le brucia di più è sparire per sempre dalla sua vita, come sarà costretta a fare. Senza una parola. Senza una spiegazione. Lasciandosi alle spalle l’ennesima ferita inferta a un’innocente. E non riesce più a considerarlo solo un danno collaterale.

*****

La sera del tredicesimo giorno un uomo corpulento attraversa con passo spedito la galleria di testa della Stazione Termini. Alza lo sguardo verso il tabellone digitale e scuote la testa. Si affretta. Ai binari l’agente della sicurezza gli chiede biglietto e documento. Le suole di cuoio pregiato del passeggero percuotono impazienti il marmo del pavimento.

Il viso ovale, la carnagione olivastra e gli occhi verde spento coincidono, la lunga barba scura, invece, sulla fototessera non c’è. L’uomo in divisa esita per un attimo poi gli restituisce le carte e lo invita a proseguire – Binario 13, Signor Mauri. Si sbrighi sennò lo perde.

Qualche minuto più tardi il boato proveniente dalla carrozza 13 seppellisce Via Giolitti sotto un cumulo di macerie.

commenti
  1. […] Il tredicesimo giorno – Episodio 3 […]

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